Ancora un Riccio
09/09/2026
Menopausa e capelli: cosa succede davvero al follicolo quando cambiano gli ormoni. Estrogeni, fase di crescita e diradamento diffuso, spiegati senza allarmismi e senza promesse.
Si stima che più della metà delle donne noti un diradamento visibile dopo i quarant'anni. È un dato che raramente viene detto con questa chiarezza, e il silenzio intorno a questo argomento fa più danni della cosa in sé.
Il diradamento è diffuso sulla sommità del capo e la linea frontale resta conservata, a differenza di quanto accade negli uomini. In parallelo cala anche la produzione di sebo, e il capello diventa più secco e fragile, mentre la ridotta produzione di melanina porta alla perdita progressiva del colore.
C'è però una cosa importante da dire, ed è forse la più utile di tutte. Non tutti i diradamenti dopo i quaranta sono ormonali. Se noti un cambiamento importante, un controllo medico con esami del sangue viene prima di qualsiasi trattamento estetico.
E qui arriva la parte in cui serve onestà. Nessun trattamento in Oasi cambia il tuo quadro ormonale, e chiunque prometta il contrario ti sta raccontando qualcosa di falso. Quello che si può fare è diverso e non è poco: evitare che sul capello si sommino altri fattori di stress.
Non possiamo cambiare i tuoi ormoni. Possiamo evitare che tutto il resto peggiori quello che stanno già facendo.
Se stai attraversando questa fase, come la stai vivendo? Scrivilo nei commenti.
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Ti sei riposato tutta l'estate. Eppure ti senti più stanco e stressato di prima. Ecco perché. 🧠
Impegni, scadenze, tutto quello che riparte insieme, anche se la testa è ancora in vacanza. E scatta l'allerta: il corpo tratta gli impegni come un pericolo vero, e reagisce come se dovesse scappare.
Ed è per questo che sei tornato già stanco, prima ancora di ricominciare.
Il nemico non è settembre. È il tuo corpo in allerta per qualcosa da cui non serve scappare.
Serve il contrario: silenzio, luce soffusa, olio caldo sulla pelle. Il massaggio dice al corpo che può fermarsi davvero: pressione lenta, respiro che si allunga. Non è una coccola. È una cura reale.
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07/09/2026
Il cuoio capelluto ha un pH, e quasi nessuno lo considera. Mantello acido, disbiosi e perché la cute va trattata come la pelle del viso.
Del pH della pelle del viso si parla da anni. Detergenti a pH fisiologico, tonici riequilibranti, creme che rispettano la barriera cutanea: è un concetto ormai entrato nel linguaggio comune. Poi si sale di qualche centimetro, si arriva al cuoio capelluto, e tutto questo sparisce.
Eppure è la stessa pelle. Un cuoio capelluto sano ha un pH acido, compreso tra 4,5 e 5,5, quello che in dermatologia si chiama mantello acido. Non è un dettaglio tecnico: quell'acidità è una difesa attiva, che tiene sotto controllo la proliferazione di funghi e batteri e mantiene stabile l'ecosistema in cui vive il follicolo.
Il problema è che quel valore si sposta con facilità. Detergenti con solfati aggressivi, siliconi che soffocano la superficie e procedure chimiche spingono il pH verso l'alcalino, e quando la difesa si abbassa l'equilibrio microbico si sbilancia. È da quello squilibrio, chiamato disbiosi, che nascono prurito, forfora, infiammazione persistente e, nei casi più seri, condizioni che coinvolgono direttamente il follicolo.
La ricerca se ne sta occupando sempre più seriamente. Le erbe non forzano la cute verso l'alcalino per funzionare, e alcune di loro lavorano nella direzione opposta: la Cassia, per esempio, ha proprietà antifungine e antibatteriche e contribuisce a ripristinare il pH naturale del cuoio capelluto.
La pelle della testa non è diversa da quella del viso. È solo meno guardata.
Ti eri mai chiesta che pH ha il tuo cuoio capelluto? Scrivilo nei commenti.
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02/09/2026
Le erbe tintorie coprono i capelli bianchi. Ma lo fanno in un modo diverso dalla chimica. Lawsonia, legame con la cheratina e copertura progressiva: cosa aspettarsi davvero.
Tra tutti i dubbi sulla colorazione botanica, quello sui capelli bianchi è il più diffuso. Ed è comprensibile, perché la risposta onesta non è un semplice sì.
Le erbe coprono, e la Lawsonia lo fa meglio di qualunque altra: è l'unica erba tintoria che si lega in modo permanente alla cheratina del capello. Non forma una pellicola destinata a scaricarsi, non riveste la superficie in attesa che il tempo la porti via. Diventa parte della struttura esterna del capello e ci resta.
Quello che cambia rispetto a una tinta chimica è il tempo. La chimica sostituisce il colore in un'unica seduta, perché apre la fibra e inietta il pigmento all'interno. La Lawsonia invece lavora per stratificazione, e ogni applicazione aggiunge pigmento a quella precedente. Il capello bianco, che non contiene melanina, accoglie il pigmento in modo più diretto: nelle prime applicazioni il risultato è un riflesso luminoso, che con le sedute successive guadagna profondità fino a integrarsi con il resto della chioma.
Detta così sembra uno svantaggio. In realtà è il contrario, e lo si capisce alla ricrescita. Con la tinta chimica, dopo quattro settimane, compare una riga netta alla radice: da una parte il colore artificiale, dall'altra il capello vero. È una demarcazione visibile che obbliga a tornare puntualmente. Con la colorazione botanica quella linea non esiste. Il colore sfuma verso la radice in modo graduale, e la ricrescita si integra invece di segnalarsi 🌿
Non è una copertura più lenta. È una copertura che non ti mette fretta.
Tu come vivi il rapporto con i tuoi capelli bianchi? Scrivilo nei commenti.
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A settembre perdi più capelli. Non è colpa del freddo, è colpa della luce. 🍂
☀️ Meno ore di sole, più follicoli che si fermano. Fino a poco tempo fa si pensava fosse la temperatura: oggi si sa che non è così.
⏳ E c'è una cosa che in pochi sanno: i capelli che cadono ora si sono fermati già a luglio. La caduta arriva sempre con 3 mesi di ritardo rispetto alla causa.
📅 Il calendario è preciso: la caduta parte tra agosto e settembre, il picco è a ottobre-novembre, e si risolve da sola in 4-8 settimane.
🔍 Quando preoccuparsi davvero: 50-100 capelli al giorno è del tutto normale. Oltre 150 per più di un mese, no.
Nel primo caso serve solo nutrire e avere pazienza. Nel secondo, guardiamo insieme la tua cute da vicino. 🌿
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31/08/2026
Le unghie raccontano gli stessi eventi dei capelli, e li datano. Cheratina, linee di Beau e cosa vede uno sguardo esperto sulle tue mani.
Quando si parla di stress e capelli, l'attenzione va sempre alla caduta. Ma c'è una seconda parte del corpo che registra gli stessi eventi, e lo fa lasciando un segno che si può ancora vedere mesi dopo.
Capelli e unghie condividono la stessa proteina strutturale, la cheratina, e le stesse dinamiche di crescita. Quando un evento sistemico intenso, che sia una malattia, uno stress prolungato o una carenza nutrizionale, spinge i follicoli in fase di riposo, la matrice ungueale rallenta insieme a loro. Nel Telogen Effluvium si riscontra frequentemente proprio questo: unghie più fragili, che si spezzano e appaiono sottili verso l'estremità, e righe trasversali sulla superficie.
Quelle righe hanno un nome preciso: linee di Beau. E hanno una caratteristica che le rende diverse da qualsiasi altro segnale del corpo. Poiché l'unghia cresce dalla base verso la punta, la posizione della riga racconta quando la crescita si è interrotta. Più è vicina alla base, più l'evento è recente. Più è avanzata verso il bordo, più tempo è passato.
Attenzione però a non confondere le cose, perché le righe non sono tutte uguali. Quelle trasversali, orizzontali rispetto al dito, sono le linee di Beau. Quelle longitudinali, che corrono nel senso della lunghezza, sono comuni con l'avanzare dell'età e sono legate a un semplice rallentamento fisiologico della crescita: non hanno significato clinico e non c'è ragione di preoccuparsene 🌿
Questo è il motivo per cui la cura delle mani non è soltanto una questione estetica. È anche uno dei pochi momenti in cui qualcuno guarda le tue unghie da vicino, con attenzione, e nota quello che allo specchio non avresti visto.
Hai mai notato righe sulle tue unghie? Scrivilo nei commenti.
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26/08/2026
Se il colore non tiene e i capelli restano ruvidi, la causa può essere l'acqua di casa. Acqua dura, depositi di calcio e colorazione botanica: cosa succede alla fibra capillare.
Quando qualcosa non funziona sui capelli, il primo sospettato è sempre il prodotto. Quasi mai l'acqua con cui li lavi ogni giorno.
Eppure l'acqua dura, quella con un contenuto elevato di calcio e magnesio, ha un effetto documentato sulla fibra. Il calcio reagisce con le proteine del capello e le irrigidisce: la fibra perde morbidezza, diventa ruvida al tatto, si aggroviglia più facilmente e si spezza con più facilità durante la spazzolatura. Non è una sensazione soggettiva, è una modifica strutturale.
C'è poi la parte che si vede ancora meno. I minerali non se ne vanno con il risciacquo: si depositano sulla superficie del capello e formano una pellicola sottile che si accumula lavaggio dopo lavaggio. Quella pellicola diventa una barriera. I trattamenti che applichi restano in superficie invece di penetrare, e sul cuoio capelluto gli stessi depositi possono occludere parzialmente i pori.
Per la colorazione botanica questo aspetto è decisivo. Le erbe tintorie non funzionano come una tinta chimica: non aprono la fibra per iniettare il pigmento, ma si legano alla cheratina che trovano in superficie. Se quella superficie è coperta da uno strato minerale, il legame non avviene come dovrebbe, e il colore risulta meno intenso e meno duraturo di quanto potrebbe essere.
Ecco perché il primo passo di un percorso botanico non è il colore. È liberare la fibra da tutto quello che ci si è depositato sopra 🌿
Sai quanto è dura l'acqua di casa tua? Scrivilo nei commenti.
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Quanto ti sei mossa quest'estate? Sii sincera. 🏃♀️
Il corpo fermo per due mesi, i capelli lo sentono. Meno ti muovi, meno sangue arriva al cuoio capelluto, e il capello nuovo nasce più debole.
A settembre cadono di più, capita a tutte. Ma se sei stata ferma tutta l'estate, ne perderai ancora di più.
Non ti serve una palestra qualsiasi. Ti serve un'oasi dove rifugiarti, e allenare corpo e mente insieme.
Da noi c'è uno spazio così: pochi posti, luce morbida, il tuo tappetino ti aspetta. Non è una palestra, è il tuo rifugio.
Se ti muovi, i tuoi capelli crescono più forti.
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24/08/2026
Caduta dei capelli in autunno: il calendario biologico che spiega quando accade e perché. Ore di luce, fase telogen e picco di ottobre: cosa succede davvero ai follicoli.
Se a ottobre trovi più capelli del solito nella spazzola, quello che stai vedendo non è cominciato a ottobre. È cominciato a luglio.
Durante l'estate il corpo aumenta il numero di capelli in fase di crescita: è un retaggio evolutivo, una protezione naturale contro i raggi ultravioletti. Poi, subito dopo il solstizio, le giornate iniziano ad accorciarsi. E qui sta la parte che sorprende quasi tutti: la caduta autunnale non dipende dal freddo, come si è creduto per anni, ma dalla variazione delle ore di luce. I follicoli tendono a sincronizzare la propria attività con la luce disponibile, e quando la luce diminuisce, un numero maggiore di loro riceve il segnale di entrare in fase telogen, il riposo.
Da quel momento parte un conto alla rovescia. La fase telogen dura circa tre mesi, e il capello resta agganciato al follicolo fino alla fine. Ecco perché i follicoli che si fermano a luglio lasciano andare il capello tra ottobre e novembre. È lo stesso meccanismo che si ripete a gennaio, con il picco che arriva in primavera.
La buona notizia è che il ciclo si chiude da solo. La caduta stagionale si risolve spontaneamente nell'arco di quattro-otto settimane, senza bisogno di interventi.
Quello che conta è saper distinguere. Tra cinquanta e cento capelli al giorno è la norma, e in autunno il numero può salire senza indicare nulla di anomalo. Ma quando si superano stabilmente i centocinquanta per più di quattro settimane, quando compare un diradamento visibile o quando si accompagnano altri sintomi, allora vale la pena farsi guardare da vicino 🌿
Conoscere il calendario non ferma la caduta. Ma cambia il modo in cui la guardi.
Tu quando la noti di più? Scrivilo nei commenti.
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19/08/2026
Il cuoio capelluto dopo l'estate: perché il momento di intervenire è adesso e non a settembre. Sole, salsedine, zuccheri e alcol: cosa hanno lasciato sulla cute e sul follicolo.
C'è una cosa che quasi nessuno collega all'estate, ed è quello che succede sotto i capelli invece che sopra.
Sole, salsedine e cloro fanno un lavoro visibile: sollevano le cuticole, disidratano il fusto, lasciano la fibra porosa e opaca. È l'aggressione che tutti riconoscono, perché si vede allo specchio. Ma nello stesso periodo ne avviene un'altra, silenziosa, che riguarda la cute.
Una dieta ricca di zuccheri semplici aumenta la secrezione di sebo da parte delle ghiandole del cuoio capelluto, e quel sebo in eccesso alimenta uno stato infiammatorio che rende i follicoli più vulnerabili. L'alcol lavora sullo stesso fronte da un'altra direzione: nel tempo favorisce carenze di zinco, un minerale che serve al ciclo di crescita del capello, e contribuisce alla disidratazione dei tessuti. Una revisione della letteratura scientifica pubblicata nel 2025 ha analizzato diciassette studi su oltre seicentotredicimila persone, per il 97% donne, e ha rilevato che alcol e bevande zuccherate sembrano aumentare il rischio di caduta dei capelli e di depigmentazione.
Tre mesi di aperitivi, gelati e ritmi alterati non sono un errore da farsi perdonare. Sono l'estate. Il punto è cosa succede dopo.
Il capello che si formerà a ottobre nasce dal terreno che stai preparando ora. E ottobre è anche il mese in cui la caduta stagionale raggiunge il suo picco: i follicoli entrati in fase di riposo durante l'estate completano il loro ciclo proprio allora. Se a quel momento aggiungi lo stress del rientro, sommi due carichi sullo stesso follicolo.
Ecco perché gli ultimi giorni di agosto contano più di quanto sembri. Non è il momento in cui si rimedia: è il momento in cui c'è ancora tempo.
Come stanno i tuoi capelli dopo questa estate? Scrivilo nei commenti.
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